home page

mercoledì 17 novembre 2010

BERSANI: QUESTI I VALORI DELLA SINISTRA !

Mentre il Parlamento  si prepara ( in verità con tutta calma ) a votare la   sfiducia al Governo Berlusconi-Bossi, il paese continua a precipitare in una crisi economica e di immagine assolutamente  inedita. Regna ormai sovrano il discredito di un'intera classe politica, a cui ci hanno portato soprattutto i comportamenti irresponsabili di chi dell'antipolitica, a partire dalla sua "discesa in campo", ha fatto il suo obbiettivo principale: raggiungendolo in pieno!  Lunedì sera, a  " vieni via con me" ,  Gianfranco Fini e Pier Luigi Bersani hanno provato a ridare dignità e contenuti alle parole Destra e Sinistra, facendo registrare alla trsmissione di Fazio e Saviano un ulteriore record di ascolti.
Gianfranco Fini non ci ha scaldato il cuore, e non era questo che ci aspettavamo da lui, ne abbiamo apprezzato però lo sforzo di portare la destra fuori dal fango del malcostume e dell'arbitrio,  per ancorarla ai valori e comportamenti tipici di una destra moderna ed europea.
Pier Luigi Bersani ci è piaciuto e ci ha convinti : in pochi minuti ha sintetizzato il modello di società e di relazioni tra stato e cittadini e tra persone che auspichiamo e per il quale lottiamo .  Rileggiamolo con calma, quell'elenco di Valori che Bersani ha pronunciato commosso e ricordiamocene ogni giorno...  


I VALORI DELLA SINISTRA, di Pier Luigi Bersani.

La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli, puoi fare davvero un mondo migliore per tutti.
  • Abbiamo la più bella Costituzione del mondo. La si difende ogni giorno. Il 25 aprile si fa festa.
  • Nessuno può stare bene da solo. Stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco l’economia non gira perché l’ingiustizia fa male all’economia.
  • Ci vuole un mercato che funzioni senza monopoli, corporazioni e posizioni di dominio. Ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l’istruzione, la sicurezza.
  • Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo chi il lavoro ce l’ha. Il lavoro è la dignità di una persona. Sempre. E soprattutto quando hai trent’anni e hai paura di passare la vita in panchina. Ma chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto. E allora un’ora di lavoro precaria non può costare meno di un’ora di lavoro stabile.
  • Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche chi è più povero di lui; e se 100 euro di un operaio, di un pensionato o di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuole dire che il mondo è capovolto.
  • Davanti a un problema serio di salute non ci può essere né povero né ricco, né calabrese né lombardo né marocchino.
  • L’insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola è l’eroe dei nostri tempi. Indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli.
  • La condizione della donna è la misura della civiltà di un Paese. Calpestarne la vita è l’umiliazione di un Paese.
  • Dobbiamo lasciare il pianeta meglio di come l’abbiamo trovato perché non abbiamo il diritto di distruggere quello che non è nostro. E l’energia va risparmiata e rinnovata sgombrando la testa da fanta-piani nucleari.
  • Il bambino figlio di immigrati che è nato oggi non è né immigrato né italiano. Dobbiamo dirgli chi è. Lui è un italiano.
  • Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento. Perché un uomo resta un uomo con la sua dignità anche nel momento della sofferenza e del distacco.
  • C’è un modo per difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno. Questo modo irrinunciabile si chiama laicità.
  • Per guidare un’automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato. Per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene, che è un fatto privato.
  • Infine chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura e ogni altra sopraffazione fisica o morale.

Alla fine, essere progressisti significa combattere l’aggressività che ci abita dentro; quella del più forte sul più debole, dell’uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha. E’ prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce.

 

Qui finisce il mio tempo, non certo il mio elenco.

Nessun commento:

Posta un commento