| Roma,11.05.2013: Bersani ed Epifani all'Assemblea nazionale Pd. |
Contributo al Dibattito
interno del Partito rivolto all’Assemblea Provinciale di Varese e Nazionale,approvato
il 6 maggio 2013 a Morazzone(Varese)
Il nostro Circolo di Gazzada Schianno e Morazzone,riunitosi
in Assemblea del Direttivo e degli iscritti , aperta ai simpatizzanti, prende
in esame gli avvenimenti accaduti a partire dalle elezioni del 24 febbraio ,al
risultato delle stesse,fino ai gravi fatti perpetratisi durante l’elezione del Presidente
della Repubblica,nel corso della quale alcuni Grandi Elettori hanno disatteso
formalmente le direttive del partito, in una fase politica delicatissima per il
Paese,non votando Marini e successivamente il padre fondatore Prodi,con un
comportamento sleale e immorale,contravvenendo alle semplici regole,non
scritte,di trasparenza ed appartenenza al partito.
La nostra discussione si è spinta ad affrontare gli
eventi conseguenti,vale a dire l’elezione a Presidente della Repubblica di
Giorgio Napolitano ,le dimissioni del Segretario nazionale Pierluigi Bersani e
di tutto l’Organismo Direttivo Nazionale, e da qui alla formazione del nuovo
governo presieduto da Enrico Letta, in alleanza con i partiti di Centro Destra.
La nostra Assemblea, con il contributo di idee da parte
di tutti i presenti, ha elaborato questo documento che contiene le nostre
considerazioni conclusive riguardo motivazioni, cause e concause,situazioni
contingenti,errori di linea politica e di persone che hanno determinato le
ragioni di una sconfitta elettorale, della successiva ricerca di alleanze per
formare un governo, degli errori nella scelta e nelle votazioni per il
Presidente della Repubblica, e sulle conseguenti reazioni critiche dell’opinione pubblica e dei propri
elettori,sconcertati dall’inadeguatezza dei comportamenti, delle scelte e dai
risultati e dell’incapacità dei vertici direttivi del partito.
La campagna elettorale.
Bersani vince le primarie con il 60% su Renzi, e inizia la campagna elettorale parlando
lealmente al paese con le doti della verità , mostrando del resto
sicurezza,competenza ed evitando per correttezza, a differenza di altri leaders
avversari, lo strumento del populismo. Si rivolge prima a Monti e poi a Berlusconi,
soprattutto nella fase finale, dimenticandosi di parlare concretamente direttamente alla gente comune e al paese. La
campagna è stata falsata dalla convinzione personale del Segretario e del suo staff elettorale di
aver già vinto in partenza con largo margine. Alle sue spalle il Movimento 5 Stelle
toglieva al PD il 5 % dei voti
nell’ultima settimana di campagna elettorale, rivelando che un elettore su
cinque di M5S era di pregressa estrazione ed appartenza PD.
Il risultato del voto,
dividendo il paese in tre parti, conferisce al Partito Democratico un successo
numerico solo alla Camera con il premio di maggioranza, ma non al Senato,
rendendo l’Italia ingovernabile per la difficoltà di costruire serie
maggioranze su base di alleanze politiche coerenti.
L’elezione del Presidente della Repubblica. La
necessità di dare al paese una figura che rappresentasse l’intera comunità dei
cittadini, nelle varie espressioni e tendenze politiche, una figura vicina alle
gente, proposta dal centro sinistra, che già aveva ottenuto con Grasso e
Boldrini la Presidenza del Senato e della Camera, ma appoggiata senza veti dal
centro destra, ha portato ad indicare inizialmente Marini,una tra le figure
storiche del sindacalismo italiano. Sia il nome di Marini che, il giorno
successivo di Prodi( che comunque rappresentano il PD dalla sua fondazione),sono
stati bruciati in 48 ore ed esposti al pubblico ludibrio da un centinaio di
parlamentari del partito democratico, traditori ed irresponsabili. Un
parlamentare su quattro ha tradito l’indicazione della Direzione Nazionale ed il Partito, a pezzi e in completa anarchia,
ha sacrificato il padre fondatore, il presidente del partito,
l’intera direzione nazionale e il Segretario politico. Durante la proposta
della direzione di votare Marini,dalla periferia del partito , da tutta la
penisola sono partiti segnali forti dagli iscritti, che manifestavano dissenso
per tale scelta, pure perbene, ma che avrebbe portato il partito verso una
possibile futura alleanza con il centrodestra, contravvenendo agli impegni pre-
elettorali con la base. In quel momento i nostri Grandi Elettori avrebbero
potuto sostendere Rodotà, uomo della tradizione della sinistra, preambolo di un possibile accordo governativo con il M5
Stelle. La nostra assemblea si è chiesta, a gran voce, come mai è mancata
questa scelta ovvia da parte del Segretario e della Direzione del partito? Come
mai non è stato sostenuto Rodotà?
Il Partito Democratico si è dissolto anche per eccesso di voci, di protagonismi e di
dialogo interno. Mai e poi mai nel PDL o in M5S un deputato avrebbe disatteso,
in un momento così importante per il paese ed in una situazione di stallo
istituzionale, gli ordini del proprio segretario politico. E’ verosimile che
alleanze tra correnti anche antitetiche abbiano anticipatamente disgregato il
PD, o abbiano inteso prematuramente abbattere il segretario, la sua linea di
alleanze e i suoi tentativi per governare a tutti i costi, forse con un governo
di scopo o di minoranza. Anche questo è un errore, che il nostro circolo ha
messo in evidenza, cioè la perseveranza improduttiva e zelante nel cercare
alleanze o appoggi per un “governo Bersani”, a tutti i costi e per 45 giorni.
Bersani, ovviamente, ha commesso altri errori, dalle
primarie al voto, nella composizione delle liste elettorali, nelle primarie dei
parlamentari troppo rapide, poco partecipate e non per tutti,ma soprattutto non
ha saputo tenere in mano il partito e la sua disciplina. Altre linee interne al
partito verosimilmente hanno approfittato delle elezioni del presidente della
Repubblica per contarsi e per far valere la propria influenza.
Gli iscritti in rivolta. La
base del partito democratico, dopo i gravi fatti accaduti e il tradimento di
101 parlamentari, ha palesemente mostrato sentimenti di disgusto, rivolta e
risentimento nei confronti dei vertici del partito nazionali , ma anche locali,
perché sono stati messi in discussione i fondamentali principi fondativi del
partito e la sua dignità di fronte a tutto il paese.
La nostra Assemblea, oggi riunita, si risente
profondamente per l’atto perpetrato da alcuni traditori, che si sono
distanziati dalle disposizioni del partito ed auspica che i nomi di costoro,
che hanno usufruito dei sacrifici dei militanti per essere eletti e del mandato
elettorale di tutto il partito, siano resi pubblici, se possibile al più
presto. L’assemblea auspica che, se costoro non sono più in grado di far valere
il mandato degli elettori e di applicare i contenuti della carta d’intenti
delle primarie, essi possano lasciare il Partito Democratico.
Nessuno di noi dice che non vi possano essere differenze
interne, che anzi sono sempre gradite,auspicate e ben accolte. Queste però devono esprimersi
nelle opportune sedi , nelle direzioni, nei congressi, ma mai in momenti così
importanti per il paese, dando l’immagine del partito diviso di fronte alla
nazione.
Il governo Letta. La
necessità di dare un Governo al paese, almeno per misure e riforme urgenti di
tipo economico-sociale ed istituzionale, la perdita d’immagine e potere del
Partito Democratico lacerato al suo interno, senza guida certa, hanno
imposto, sottolineiamo questo verbo, un accordo di governo decisamente
inimmaginabile, definito delle larghe intese, ma con il contributo di forze
politiche di centro destra e centrosinistra alternative nelle idee e nei
programmi. La sintesi e la ricerca di comunione d’intenti fra forze storicamente e politicamente antitetiche risulta particolarmente complessa, ma sembra
essere indispensabile per questa fase emergenziale.
La nostra assemblea ne prende atto con fatica, e al suo
interno emergono numerosi distinguo, auspicando solo che l’azione politica del
governo Letta, che ritiene ottima e seria persona, si limiti a misure
riformistiche come la legge elettorale, l’adeguamento della riforma
pensionistica e welfare per compensare errori e lacune della legge Fornero,
misure sulla cassa integrazione, misure favorenti lo sviluppo economico.
Il Governo Letta deve realizzare pochi ma essenziali
punti, quelli sovraesposti e misure che possano riavvicinare i cittadini ad
un’idea della politica fatta per il bene comune, quindi mettere mano a misure
riguardo i costi della politica.
Il Partito Democratico. Da
qui al Congresso di ottobre, a tutti i livelli, all’interno degli organismi di partito, deve essere
incrementata ampiamente la discussione tra gli iscritti, i vertici e la base,
fino ai simpatizzanti. Il passaggio per il PD è di grande conflittualità,
essendo senza una guida e Letta,che da vicesegretario avrebbe potuto
traghettare il partito fino al congresso, ora impegnato come primo ministro ,
non può rappresentare una garanzia di
indipendenza ed equidistanza tra le varie correnti. E’ verosimile che, per quanto accaduto, sarà necessario superare le
difficoltà attraverso una profonda elaborazione interna che, partendo dalle
idee e dai contenuti, porti ad un cambiamento del partito in modo profondo. Le questioni
importanti e fondamentali sono a partire dalle modalità di partecipazione degli
elettori, degli iscritti e dei
simpatizzanti, fino a verificare se possano esistere nuove forme partitiche di
coesione e struttura da sperimentare. A questo proposito la discussione si è
soffermata tra le varie posizioni interne che parteggiavano per il partito
strutturato o per quello aperto o liquido. E’ emerso che le due forme possono
anche coesistere, poiché gli iscritti e la struttura organizzativa sono
essenziali, ma possono essere implementate con modalità e strumenti di comunicazione tra gli iscritti moderne ed
efficaci, rapide nella tempistica, trasparenti e non manipolabili. Tali
comunicazioni, ritiene la nostra assemblea, devono migliorare i rapporti tra i
vertici e la base degli iscritti , degli elettori, dei simpatizzanti.
Ironicamente, ma con fermezza, un nostro storico iscritto dice e chiede alla
dirigenza:”per chi e per quanto tempo ancora dobbiamo portare acqua in alto?”. Per
ultimo la linea politica, che dipenderà molto da quale apertura e
strutturazione sociale potrà intercettare il nostro partito.
La nostra Assemblea auspica un profondo rinnovamento,che
non necessariamente deve essere di tipo anagrafico, piuttosto di idee,
contenuti, nello spirito dell’apertura verso l’esterno e i confini del partito,nel
confronto che dall’interno e dai vertici
devono arrivare all’esterno e alla base strutturale degli iscritti e degli
elettori. Un nuovo partito da rifondarsi.
L’Assemblea del Circolo di Gazzada Schianno – Morazzone è
solidale a Romano Prodi e Franco Marini e rivolge a Pierluigi Bersani sentiti
ringraziamenti per l’impegno estenuante,comunque profuso. Un ringraziamento per
il lavoro svolto va anche alla persona del nostro segretario Provinciale di
Varese,Fabrizio Taricco,che salutiamo con stima e rispetto.
Il Circolo di
Gazzada Schianno-Morazzone
del Partito
Democratico
per
gli iscritti, il Segretario O. Rinaldi
Morazzone, 6 maggio 2013
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