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domenica 12 maggio 2013

Assemblea Provinciale PD del 3 maggio : il contributo del nostro Circolo.

Roma,11.05.2013: Bersani ed Epifani all'Assemblea nazionale Pd.

Contributo al Dibattito interno del Partito rivolto all’Assemblea Provinciale di Varese e Nazionale,approvato il 6 maggio 2013 a Morazzone(Varese)

Il nostro Circolo di Gazzada Schianno e Morazzone,riunitosi in Assemblea del Direttivo e degli iscritti , aperta ai simpatizzanti, prende in esame gli avvenimenti accaduti a partire dalle elezioni del 24 febbraio ,al risultato delle stesse,fino ai gravi fatti perpetratisi durante l’elezione del Presidente della Repubblica,nel corso della quale alcuni Grandi Elettori hanno disatteso formalmente le direttive del partito, in una fase politica delicatissima per il Paese,non votando Marini e successivamente il padre fondatore Prodi,con un comportamento sleale e immorale,contravvenendo alle semplici regole,non scritte,di trasparenza ed appartenenza al partito.
La nostra discussione si è spinta ad affrontare gli eventi conseguenti,vale a dire l’elezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano ,le dimissioni del Segretario nazionale Pierluigi Bersani e di tutto l’Organismo Direttivo Nazionale, e da qui alla formazione del nuovo governo presieduto da Enrico Letta, in alleanza con i partiti di Centro Destra.
La nostra Assemblea, con il contributo di idee da parte di tutti i presenti, ha elaborato questo documento che contiene le nostre considerazioni conclusive riguardo motivazioni, cause e concause,situazioni contingenti,errori di linea politica e di persone che hanno determinato le ragioni di una sconfitta elettorale, della successiva ricerca di alleanze per formare un governo, degli errori nella scelta e nelle votazioni per il Presidente della Repubblica, e sulle conseguenti reazioni critiche  dell’opinione pubblica e dei propri elettori,sconcertati dall’inadeguatezza dei comportamenti, delle scelte e dai risultati e dell’incapacità dei vertici direttivi del partito.
La campagna elettorale. Bersani vince le primarie con il 60% su Renzi, e inizia la campagna elettorale parlando lealmente al paese con le doti della verità , mostrando del resto sicurezza,competenza ed evitando per correttezza, a differenza di altri leaders avversari, lo strumento del populismo. Si rivolge prima a Monti e poi a Berlusconi, soprattutto nella fase finale, dimenticandosi di parlare concretamente  direttamente alla gente comune e al paese. La campagna è stata falsata dalla convinzione personale  del Segretario e del suo staff elettorale di aver già vinto in partenza con largo margine. Alle sue spalle il Movimento 5 Stelle toglieva  al PD il 5 % dei voti nell’ultima settimana di campagna elettorale, rivelando che un elettore su cinque di M5S era di pregressa estrazione ed appartenza  PD.
Il risultato del voto, dividendo il paese in tre parti, conferisce al Partito Democratico un successo numerico solo alla Camera con il premio di maggioranza, ma non al Senato, rendendo l’Italia ingovernabile per la difficoltà di costruire serie maggioranze su base di alleanze politiche coerenti.
L’elezione del Presidente della Repubblica. La necessità di dare al paese una figura che rappresentasse l’intera comunità dei cittadini, nelle varie espressioni e tendenze politiche, una figura vicina alle gente, proposta dal centro sinistra, che già aveva ottenuto con Grasso e Boldrini la Presidenza del Senato e della Camera, ma appoggiata senza veti dal centro destra, ha portato ad indicare inizialmente Marini,una tra le figure storiche del sindacalismo italiano. Sia il nome di Marini che, il giorno successivo di Prodi( che comunque rappresentano il PD dalla sua fondazione),sono stati bruciati in 48 ore ed esposti al pubblico ludibrio da un centinaio di parlamentari del partito democratico, traditori ed irresponsabili. Un parlamentare su quattro ha tradito l’indicazione della Direzione Nazionale  ed il Partito, a pezzi e in completa anarchia,  ha sacrificato  il padre fondatore, il presidente del partito, l’intera direzione nazionale e il Segretario politico. Durante la proposta della direzione di votare Marini,dalla periferia del partito , da tutta la penisola sono partiti segnali forti dagli iscritti, che manifestavano dissenso per tale scelta, pure perbene, ma che avrebbe portato il partito verso una possibile futura alleanza con il centrodestra, contravvenendo agli impegni pre- elettorali con la base. In quel momento i nostri Grandi Elettori avrebbero potuto sostendere Rodotà, uomo della tradizione della sinistra, preambolo di  un possibile accordo governativo con il M5 Stelle. La nostra assemblea si è chiesta, a gran voce, come mai è mancata questa scelta ovvia da parte del Segretario e della Direzione del partito? Come mai non è stato sostenuto Rodotà?
Il Partito Democratico si  è dissolto anche  per eccesso di voci, di protagonismi e di dialogo interno. Mai e poi mai nel PDL o in M5S un deputato avrebbe disatteso, in un momento così importante per il paese ed in una situazione di stallo istituzionale, gli ordini del proprio segretario politico. E’ verosimile che alleanze tra correnti anche antitetiche abbiano anticipatamente disgregato il PD, o abbiano inteso prematuramente abbattere il segretario, la sua linea di alleanze e i suoi tentativi per governare a tutti i costi, forse con un governo di scopo o di minoranza. Anche questo è un errore, che il nostro circolo ha messo in evidenza, cioè la perseveranza improduttiva e zelante nel cercare alleanze o appoggi per un “governo Bersani”, a tutti i costi e per 45 giorni.
Bersani, ovviamente, ha commesso altri errori, dalle primarie al voto, nella composizione delle liste elettorali, nelle primarie dei parlamentari troppo rapide, poco partecipate e non per tutti,ma soprattutto non ha saputo tenere in mano il partito e la sua disciplina. Altre linee interne al partito verosimilmente hanno approfittato delle elezioni del presidente della Repubblica per contarsi e per far valere la propria influenza.
Gli iscritti in rivolta. La base del partito democratico, dopo i gravi fatti accaduti e il tradimento di 101 parlamentari, ha palesemente mostrato sentimenti di disgusto, rivolta e risentimento nei confronti dei vertici del partito nazionali , ma anche locali, perché sono stati messi in discussione i fondamentali principi fondativi del partito e la sua dignità di fronte a tutto il paese.
La nostra Assemblea, oggi riunita, si  risente  profondamente per l’atto perpetrato da alcuni traditori, che si sono distanziati dalle disposizioni del partito ed auspica che i nomi di costoro, che hanno usufruito dei sacrifici dei militanti per essere eletti e del mandato elettorale di tutto il partito, siano resi pubblici, se possibile al più presto. L’assemblea auspica che, se costoro non sono più in grado di far valere il mandato degli elettori e di applicare i contenuti della carta d’intenti delle primarie, essi possano lasciare il Partito Democratico.
Nessuno di noi dice che non vi possano essere differenze interne, che anzi sono sempre gradite,auspicate  e ben accolte. Queste però devono esprimersi nelle opportune sedi , nelle direzioni, nei congressi, ma mai in momenti così importanti per il paese, dando l’immagine del partito diviso di fronte alla nazione.
Il governo Letta. La necessità di dare un Governo al paese, almeno per misure e riforme urgenti di tipo economico-sociale ed istituzionale, la perdita d’immagine e potere del Partito Democratico lacerato al suo interno, senza guida certa, hanno imposto, sottolineiamo questo verbo, un accordo di governo decisamente inimmaginabile, definito delle larghe intese, ma con il contributo di forze politiche di centro destra e centrosinistra alternative nelle idee e nei programmi. La sintesi e la ricerca di comunione d’intenti  fra forze storicamente  e politicamente antitetiche  risulta particolarmente complessa, ma sembra essere indispensabile per questa fase emergenziale.
La nostra assemblea ne prende atto con fatica, e al suo interno emergono numerosi distinguo, auspicando solo che l’azione politica del governo Letta, che ritiene ottima e seria persona, si limiti a misure riformistiche come la legge elettorale, l’adeguamento della riforma pensionistica e welfare per compensare errori e lacune della legge Fornero, misure sulla cassa integrazione, misure favorenti lo sviluppo economico.
Il Governo Letta deve realizzare pochi ma essenziali punti, quelli sovraesposti e misure che possano riavvicinare i cittadini ad un’idea della politica fatta per il bene comune, quindi mettere mano a misure riguardo i costi della politica.
Il Partito Democratico. Da qui al Congresso di ottobre, a tutti i livelli, all’interno degli  organismi di partito, deve essere incrementata ampiamente la discussione tra gli iscritti, i vertici e la base, fino ai simpatizzanti. Il passaggio per il PD è di grande conflittualità, essendo senza una guida e Letta,che da vicesegretario avrebbe potuto traghettare il partito fino al congresso, ora impegnato come primo ministro , non può  rappresentare una garanzia di indipendenza ed equidistanza tra le varie correnti. E’ verosimile che, per  quanto accaduto, sarà necessario superare le difficoltà attraverso una profonda elaborazione interna che, partendo dalle idee e dai contenuti, porti ad un cambiamento  del partito in modo profondo. Le questioni importanti e fondamentali sono a partire dalle modalità di partecipazione degli elettori, degli iscritti e  dei simpatizzanti, fino a verificare se possano esistere nuove forme partitiche di coesione e struttura da sperimentare. A questo proposito la discussione si è soffermata tra le varie posizioni interne che parteggiavano per il partito strutturato o per quello aperto o liquido. E’ emerso che le due forme possono anche coesistere, poiché gli iscritti e la struttura organizzativa sono essenziali, ma possono essere implementate con modalità e strumenti  di comunicazione tra gli iscritti moderne ed efficaci, rapide nella tempistica, trasparenti e non manipolabili. Tali comunicazioni, ritiene la nostra assemblea, devono migliorare i rapporti tra i vertici e la base degli iscritti , degli elettori, dei simpatizzanti. Ironicamente, ma con fermezza, un nostro storico iscritto dice e chiede alla dirigenza:”per chi e per quanto tempo ancora dobbiamo portare acqua in alto?”. Per ultimo la linea politica, che dipenderà molto da quale apertura e strutturazione sociale potrà intercettare il nostro partito.
La nostra Assemblea auspica un profondo rinnovamento,che non necessariamente deve essere di tipo anagrafico, piuttosto di idee, contenuti, nello spirito dell’apertura verso l’esterno e i confini del partito,nel confronto  che dall’interno e dai vertici devono arrivare all’esterno e alla base strutturale degli iscritti e degli elettori. Un nuovo partito da rifondarsi.
L’Assemblea del Circolo di Gazzada Schianno – Morazzone è solidale a Romano Prodi e  Franco Marini e rivolge a Pierluigi Bersani sentiti ringraziamenti per l’impegno estenuante,comunque profuso. Un ringraziamento per il lavoro svolto va anche alla persona del nostro segretario Provinciale di Varese,Fabrizio Taricco,che salutiamo con stima e rispetto.
                                                                       Il Circolo di Gazzada Schianno-Morazzone
                                                                                     del Partito Democratico
                                                                    per gli iscritti, il Segretario O. Rinaldi
Morazzone, 6 maggio 2013


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